GLOBALIZZAZIONE

Una parola molto abusata


fonte: www.wwf.it

Il termine globalizzazione sta diventando oggi una parola abusata, e il rischio e` di non capire piu` di cosa si sta parlando. E` bene quindi chiarire che i fenomeni di globalizzazione, oggi al centro di una seria analisi critica da parte di molte realta` non governative e di un'ampia rappresentanza della societa` civile, nonche` di proposte costruttive di mutamento di rotta, riguardano l'ingerenza dell'economia e della finanza attualmente in atto a livello planetario. Questo fenomeno e` la continuazione di tendenze all'opera gia` da lungo tempo, anche se la sua accentuazione e` stata molto forte in quest'ultimo decennio, ed in particolare, dopo la caduta del muro di Berlino.


LE CARATTERISTICHE PERVERSE DELLA GLOBALIZZAZIONE


IL MONDO NON E` IN VENDITA:
una reazione internazionale

A partire dal terzo incontro ministeriale della World Trade Organization (WTO) tenutosi a Seattle a fine 1999 e` esplosa una protesta multiforme che raccoglie forze, organizzazioni, gruppi e singoli cittadini di diversa estrazione e background culturale. Si tratta di persone che hanno compreso la gravita` del fenomeno di globalizzazione economica e finanziaria in atto, che mette seriamente in discussione la stabilita`, la sostenibilita` e la futura evoluzione dei sistemi naturali e sociali. Si tratta di persone convinte che le nostre societa` debbano avere come priorita` politica la salute della Terra e dei suoi abitanti e chiedono con forza che al primo posto dell'agenda politica internazionale vi siano questi punti e non quelli puramente economici che mirano soltanto alla commercializzazione mondiale dei prodotti e del denaro ed alla crescita del prodotto interno lordo, come avviene oggi.

Questa protesta parte da lontano, dal lavoro che, da anni ed in forme diverse, molte organizzazioni non governative (come Third World Network, Friends of the Earth, Greenpeace, Public Citizen, WWF e altre, tra cui tante del Sud del mondo) svolgono operando come dei veri e propri "cani da guardia" nei confronti delle istituzioni internazionali - WTO, Fondo Monetario, Banca Mondiale, etc. - , delle grandi corporazioni multinazionali e di tutto l'establishment politico e di potere.

La protesta e` partita, in particolare, dall'iniziativa contro l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI), trattato che gia` qualcuno aveva ribattezzato "la nuova costituzione dell'economia globale" e che era fondamentalmente ispirato dal principio "tutti i diritti alle imprese, tutti gli obblighi agli Stati nazionali". Le trattative, avviate in segreto dal 1995 in sede OCSE tra i 29 paesi piu` ricchi della Terra, si sono risolte in un fallimento grazie anche alla mobilitazione internazionale di migliaia di associazioni che hanno reso pubblico il testo del trattato scatenando una grande protesta in tanti paesi, e soprattutto a causa dell'abbandono del tavolo negoziale da parte del governo francese nell'ottobre 1998.


LA RETE DI LILLIPUT

Questa richiesta di cambiamento e` divenuta patrimonio della vasta rete di reazione agli effetti della globalizzazione che, nel nostro paese, si e` organizzata nella Rete di Lilliput, (richiamandosi ai lillipuziani che imbrigliano, con tanti fili, il gigante Gulliver nel romanzo di Jonathan Swift), mettendo insieme associazioni ambientaliste, come il WWF, gruppi di analisi e campagne contro le illegalita` delle multinazionali, come il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, gruppi che operano per concretizzare nuovi stili di vita a minor impatto sociale ed ambientale, come i Bilanci di Giustizia, gruppi che operano nei paesi poveri per una nuova giustizia sociale, come Mani Tese, ecc.

2001, WWF Italia